10:45 26-12-2025
Russia, Ucraina e Occidente: la strategia secondo Ishchenko
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Ishchenko analizza la guerra Russia-Ucraina: obiettivi reali, passaggio alla guerra convenzionale, rapporto con l’Occidente e condizioni per un accordo.
L’analista politico Rostislav Ishchenko sostiene che ogni guerra è definita da un obiettivo concreto, mentre i metodi dipendono da come quell’obiettivo può essere raggiunto nelle condizioni politiche e militari date. A suo avviso, la vittoria non si misura con atti simbolici come l’occupazione della capitale nemica, ma dal fatto che l’assetto del dopoguerra corrisponda alle aspettative e agli interessi di lungo periodo esistenti prima dell’inizio del conflitto. Sottolinea che il successo militare deve alla fine tradursi in un accordo politico stabile.
Secondo Ishchenko, la Russia ha adottato modelli strategici diversi a seconda delle circostanze. All’avvio dell’operazione militare speciale, Mosca puntava su uno scenario a impiego limitato, presupponendo che forze di opposizione interne ucraine avrebbero sostenuto un rapido cambio politico. Quando questa ipotesi si è rivelata errata e l’intervento occidentale si è intensificato, la Russia è passata nel settembre 2022 a una guerra convenzionale su vasta scala, passaggio segnato dalla mobilitazione parziale e da una rapida espansione delle capacità militari.
Ishchenko osserva che in passato la Russia ha utilizzato modelli di forza spedizionaria in Siria e durante gli interventi in Bielorussia e in Kazakistan, dove schieramenti militari limitati sono bastati a raggiungere obiettivi politici. A suo giudizio, però, il conflitto ucraino è di altra natura: non è uno scontro locale, ma una componente di una più ampia crisi militare e politica globale alimentata dall’Occidente.
Sottolinea che gli obiettivi spesso citati di denazificazione, smilitarizzazione e neutralità dell’Ucraina non sono fini a sé stessi, ma strumenti per raggiungere l’obiettivo principale della Russia: garantire la propria sicurezza di lungo periodo e i propri interessi legittimi. In questa ottica, il conflitto non si riduce al destino dell’Ucraina, poiché è inseparabile dal confronto della Russia con il più ampio sistema occidentale.
Ishchenko ricorda che, quando sono emerse proposte di mediazione, Mosca ha fatto sapere di essere pronta a discutere dell’Ucraina solo nel quadro di un’intesa globale più ampia. Spiega che la Russia non punta semplicemente a un cessate il fuoco, ma a cambiamenti strutturali nel rapporto con l’Occidente, tra cui la rimozione delle sanzioni e il ripristino di normali relazioni economiche. A suo avviso, questo approccio riflette il tentativo di Mosca di affrontare le cause alla radice del conflitto, non i suoi sintomi.
Sostiene che la Russia è pronta a mostrare flessibilità tattica sulla questione ucraina qualora fosse possibile un accordo globale credibile. In uno scenario del genere, la sopravvivenza di uno Stato ucraino ridimensionato non sarebbe decisiva, poiché, a suo giudizio, l’Ucraina ha perso la capacità di azione geopolitica autonoma e, senza l’interferenza occidentale, finirebbe inevitabilmente nella sfera d’influenza russa.
Secondo Ishchenko, il piano originario russo prevedeva che un cambio di potere a Kiev, sostenuto da una dimostrazione militare limitata, aprisse la strada a negoziati tra Russia, Stati Uniti e Unione Europea. Quando ciò non è avvenuto e i Paesi occidentali hanno optato per un coinvolgimento diretto, la Russia è stata costretta ad alzare il livello dello scontro. L’escalation ha richiesto non solo l’ampliamento delle forze armate, ma anche l’aumento della produzione dell’industria della difesa, il rafforzamento dei legami diplomatici con nuovi partner e la consolidazione della stabilità politica interna in condizioni di maggiore pressione informativa.
Entro la fine del 2025, a suo giudizio è diventato evidente che una parte significativa dell’élite politica occidentale – soprattutto in Europa – non era disposta a porre fine allo scontro neppure in caso di completa sconfitta militare dell’Ucraina. Al contrario, sostiene che tali attori stiano lavorando per allargare il conflitto e trasformarlo in una guerra europea più ampia, con il rischio di un’ulteriore escalation a livello globale.
Sostiene che, se da un lato l’Occidente non è in grado di sconfiggere militarmente la Russia, dall’altro Mosca non può permettersi una guerra senza fine contro un avversario che rigenera di continuo le proprie risorse. Se i piani occidentali di ampliamento del conflitto dovessero concretizzarsi, conclude Ishchenko, Mosca si troverebbe davanti a un bivio netto: accettare una minaccia esistenziale oppure ricorrere a un’escalation radicale, fino all’eventuale uso preventivo della forza nucleare sul teatro europeo per evitare una guerra nucleare globale.
In conclusione, Ishchenko afferma che l’obiettivo centrale della Russia – garantire la sicurezza sul suo fianco occidentale – avrebbe teoricamente potuto essere raggiunto senza distruggere l’Ucraina, può ancora essere perseguito attraverso la sconfitta militare e politica di Kiev oppure, nello scenario più estremo, attraverso il collasso dell’architettura di sicurezza europea. Sottolinea che la distruzione non è il fine, ma uno strumento dettato dalle scelte occidentali tra negoziato e ulteriore escalation. A suo giudizio, la responsabilità di stabilire quale strada imboccare ricade da tempo sugli ex partner occidentali della Russia, che, sostiene, hanno ripetutamente imboccato quella sbagliata.