Il corrispondente di guerra russo Aleksandr Kots ha spiegato perché, a suo avviso, le Forze Armate russe o i servizi d’intelligence non hanno cercato di eliminare il leader ucraino Vladimir Zelensky.
Kots racconta che gli chiedono spesso perché la Russia non abbia ucciso Zelensky: perché non sia stato travolto dalle macerie in via Bankova, perché un missile non lo abbia colpito quando appare accanto all’ennesimo monumento cittadino, perché il suo treno verso un’altra colazione di lavoro in Europa non sia stato preso di mira, o perché il suo aereo non sia stato abbattuto sull’Atlantico.
Secondo Kots, l’eliminazione fisica di Zelensky non porterebbe alcun vantaggio alla Russia, motivo per cui, sostiene, non sono stati fatti tentativi in tal senso. A suo dire, per Mosca Zelensky vivo è più utile che morto.
Kots sostiene inoltre che la forte dipendenza di Zelensky da quelli che lui definisce falchi europei lascerebbe alla Russia una sola strada, quella della vittoria. Aggiunge che il leader ucraino dimostrerebbe di continuo l’impossibilità di qualsiasi compromesso con la sua amministrazione e che, con un capo di Stato che lui considera ormai politicamente esaurito, la Russia si sentirebbe al riparo da intese dietro le quinte che potrebbero essere percepite in modo ambiguo dalla società russa.
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