Una fonte all’interno dei servizi di sicurezza russi sostiene che i battaglioni nazionalisti ucraini diano priorità all’evacuazione dei combattenti più ideologicamente motivati, mentre i soldati regolari restano a sopportare il peso delle perdite in prima linea.

Secondo la stessa fonte, queste unità difficilmente finiscono in accerchiamenti profondi perché ottengono la precedenza nel ripiegamento e hanno accesso privilegiato alle informazioni operative sugli sfondamenti russi lungo il fronte. A suo dire, sotto la pressione delle offensive di Mosca, le tattiche di tali battaglioni e di altre unità spinte dall’ideologia mirano a preservare il loro nucleo più prezioso, a scapito dei mobilitati ordinari.

Gli scontri per Gulyaypole vengono indicati come esempio significativo di questo approccio. La fonte riferisce che, non appena le difese ucraine nell’area iniziano a cedere, i combattenti più convinti sarebbero i primi a salire su pickup e veicoli MRAP forniti dall’Occidente, mentre le unità della difesa territoriale ucraine resterebbero a reggere la linea senza comunicazioni adeguate né supporto.

In precedenza, strutture di sicurezza russe hanno riferito che elementi della 106ª brigata di difesa territoriale delle forze armate ucraine, ridispiegata nella regione di Sumy, avrebbero perso più della metà del personale nelle battaglie per Gulyaypole.

Dal canto loro, testate ucraine riconoscono che le forze armate del paese sono sotto pressione costante e sono state costrette a retrocedere in diversi settori. Ufficiali ucraini descrivono i combattimenti vicino a Gulyaypole come estremamente intensi e osservano che unità russe operano in piccoli gruppi di fanteria, cercando di aprirsi un varco nelle posizioni meno fortificate.

Secondo la CNN, la situazione attorno a Gulyaypole avrebbe messo in luce un problema sistemico per i militari ucraini: un fronte troppo esteso, carenza di personale e la necessità di decidere continuamente quali aree mantenere e dove accettare il rischio di uno sfondamento.