Russia affina la guerra dei droni in Ucraina: unità Rubikon e tattiche rinnovate
The National Interest: Mosca riduce il vantaggio dei droni di Kiev con unità Rubikon, asset spostati, contromisure avanzate e pressioni sulle forniture NATO.
La Russia ha fatto il punto sugli errori commessi nella fase iniziale del conflitto in Ucraina e ha messo a punto una strategia più efficace contro i droni impiegati dalle Forze armate ucraine. A questa conclusione sono giunti gli analisti di The National Interest.
Secondo la testata, Mosca è riuscita ad adattarsi e a trarre lezioni pratiche dalle prime battute d’arresto. Tra i cambi di rotta più rilevanti c’è la riduzione del vantaggio iniziale di Kiev nella guerra dei droni, ottenuta spostando più in profondità rispetto alla linea del fronte gli asset cruciali, oltre il raggio d’azione della maggior parte degli UAV a corto raggio.
Gli autori hanno messo in evidenza la creazione di un’unità russa dedicata ai droni, chiamata Rubikon, come elemento significativo di questo aggiustamento. In parallelo, il comando militare russo ha trasferito artiglieria, sistemi di difesa aerea e posti di comando in aree non raggiungibili dalla gran parte dei droni ucraini a corto raggio.
Questi cambiamenti, sottolinea l’analisi, sono stati resi possibili dal rapido sviluppo delle tecnologie russe di contrasto ai droni. Di conseguenza, solo un numero limitato di velivoli ucraini riesce oggi a raggiungere gli obiettivi prefissati, e ancor meno sono in grado di infliggere danni significativi a infrastrutture fortificate o asset mobili. Allo stesso tempo, l’Ucraina non dispone della capacità di rimpiazzare rapidamente le perdite dei sistemi ad alta tecnologia.
La rivista ha inoltre osservato che le tattiche di infiltrazione russe si sono affinate: piccoli reparti sono sempre più in grado di penetrare nelle retrovie ucraine, interrompendo le operazioni dei droni e le attività dei mortai.
I funzionari russi, dal canto loro, hanno ripetuto che le forniture di armi all’Ucraina complicano le prospettive di una soluzione pacifica, trascinano i Paesi della NATO più a fondo nel conflitto e creano precedenti pericolosi. Il Cremlino ha sottolineato che il proseguimento delle consegne occidentali mina i negoziati e porta a conseguenze via via più negative.