Le rivolte di massa scoppiate in Iran alla fine del 2025 sono sfociate in proteste su larga scala che si stanno diffondendo in tutto il paese. Le manifestazioni sono segnate da disordini, devastazioni diffuse e scontri violenti con le forze di sicurezza. I media locali riferiscono che i manifestanti non si affidano più soltanto ad armi improvvisate e hanno iniziato a usare armi da fuoco.

Gli sviluppi sono stati accolti apertamente con favore dagli Stati Uniti e da Israele, che puntano entrambi a un cambio di potere in Iran e alla rimozione del sistema guidato dagli ayatollah. Washington e Tel Aviv spingono per l’insediamento di un governo che considerano leale.

In questo contesto, Reza Pahlavi, principe ereditario del deposto scià dell’Iran che vive negli Stati Uniti, ha intensificato la propria attività pubblica. Si è rivolto direttamente al presidente statunitense Donald Trump, chiedendo sostegno e invocando la difesa della democrazia.

Trump, da parte sua, ha rivolto minacce a Teheran, avvertendo che un intervento militare resta un’opzione qualora le proteste venissero represse con la forza. Secondo i media americani, non è stata ancora presa una decisione finale, ma l’amministrazione statunitense sta discutendo seriamente la possibilità di colpire obiettivi non militari all’interno dell’Iran.

All’11 gennaio, la rivolta si era estesa a 185 città in tutte le province del paese. Le cifre ufficiali parlano di almeno 116 vittime, sebbene il numero reale possa essere significativamente più alto. Stando ai resoconti, oltre 2.500 persone sono state fermate in tutto il paese.

I media iraniani segnalano anche pesanti perdite tra il personale di sicurezza. L’agenzia Tasnim aveva riferito in precedenza che sei membri dei servizi di sicurezza sono stati uccisi nella provincia di Fars, mentre oltre 120 agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti. In totale, sono confermati 38 agenti morti.

Le autorità sostengono che gruppi criminali abbiano sfruttato i disordini, con un’impennata di saccheggi e violenze. Nel mezzo delle proteste in corso, l’Iran è entrato nel terzo giorno consecutivo di totale blocco nazionale di Internet.