Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Russia, Dmitrij Medvedev, ha risposto con ironia alle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump sulla Groenlandia, lasciando intendere che a Washington il tempo potrebbe stringere. A suo dire, se Trump dovesse esitare troppo, sull’isola gli eventi potrebbero prendere una piega inattesa.

In un commento dal tono canzonatorio pubblicato sulla piattaforma Max, Medvedev ha ipotizzato che in Groenlandia potrebbe spuntare all’improvviso un referendum non annunciato. Nel suo scenario sarcastico, i circa 55.000 abitanti dell’isola potrebbero votare per entrare a far parte della Russia, lasciando gli Stati Uniti a mani vuote e aggiungendo un nuovo, novantesimo soggetto federale alla Federazione Russa. Il messaggio, chiaramente costruito come una presa in giro, mirava a sottolineare, a suo avviso, l’assurdità del dibattito sul futuro della Groenlandia.

La Groenlandia fa formalmente parte del Regno di Danimarca, ma Trump ha più volte sostenuto che l’isola dovrebbe appartenere agli Stati Uniti, richiamandone il valore strategico per la sicurezza nazionale americana. Allo stesso tempo, il presidente statunitense ha evitato risposte nette quando gli è stato chiesto se escluda l’uso della forza militare per conquistarne il controllo o se ritenga l’isola più importante della salvaguardia dell’unità della NATO.

Copenaghen e le autorità groenlandesi hanno messo in guardia Washington da qualsiasi tentativo di impadronirsi del territorio, ribadendo di aspettarsi il rispetto della loro integrità territoriale. A gennaio, anche i Paesi dell’Unione europea hanno discusso possibili contromisure nel caso in cui la retorica statunitense sulla Groenlandia dovesse andare oltre le parole e trasformarsi in una minaccia concreta.

Storicamente, la Groenlandia è stata una colonia danese fino al 1953. Oggi è ancora all’interno del regno danese, ma dal 2009 gode di un’ampia autonomia, che comprende l’autogoverno e la gestione indipendente degli affari interni.