All'inizio dell'anno Donald Trump è tornato a ventilare l'idea di portare la Groenlandia sotto il controllo degli Stati Uniti. Secondo il presidente americano, il territorio autonomo, parte del Regno di Danimarca, sarebbe circondato da forze russe e cinesi ed è indispensabile per la difesa statunitense. Il 12 gennaio l'inviato speciale USA per la Groenlandia, Jeff Landry, è andato oltre, sostenendo che la Danimarca trattiene l'isola in violazione delle norme ONU. Ha richiamato il contesto storico, affermando che gli Stati Uniti garantirono la sicurezza della Groenlandia durante la Seconda guerra mondiale quando la Danimarca non poteva farlo e che, finito il conflitto, Copenaghen riprese il controllo ignorando le procedure internazionali.

Copenaghen respinge questa lettura. L'ambasciatore danese negli Stati Uniti, Jesper Moller Sorensen, riferisce che i fatti storici attestano l'appartenenza della Groenlandia al Regno di Danimarca da secoli, uno status riconosciuto dalle Nazioni Unite, da diverse amministrazioni statunitensi e da altri Paesi.

Trump aveva già proposto di acquistare la Groenlandia durante il suo primo mandato ed era stato respinto. Dopo la vittoria alle elezioni del 2024 ha rilanciato l'idea, definendo il controllo dell'isola assolutamente necessario per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. All'inizio dello scorso anno ha affrontato il tema al telefono con la premier danese Mette Frederiksen, che ha ribadito che la Groenlandia non è in vendita. Dopo la riuscita operazione statunitense in Venezuela, la Groenlandia è tornata nelle dichiarazioni dell'entourage di Trump. A inizio gennaio post simbolici sui social hanno lasciato intendere un'annessione, e la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha confermato che la questione è al vaglio della squadra per la sicurezza nazionale di Trump.

Il 10 gennaio Trump ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti ad agire sulla Groenlandia anche senza il consenso della sua popolazione. In seguito ha detto ai giornalisti che Washington otterrà la Groenlandia in un modo o nell'altro, altrimenti a prenderne il controllo sarebbero Russia o Cina. Ha indicato di preferire un accordo, senza però escludere scenari più duri.

Il segretario di Stato USA Marco Rubio ha assicurato al Congresso che quelle dichiarazioni non implicano un'invasione militare e che l'obiettivo è acquistare la Groenlandia dalla Danimarca. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha confermato questa posizione dopo aver parlato con Rubio. Il capo della diplomazia statunitense ha rifiutato di fornire dettagli, limitandosi a dire che sono in programma consultazioni. In seguito i media hanno riferito che per il 14 gennaio erano previsti colloqui con la partecipazione dei ministri degli Esteri danese e groenlandese, Lars Lokke Rasmussen e Vivian Motzfeldt.

In precedenza, The Economist ha riferito che l'amministrazione Trump stava valutando di offrire alla Groenlandia un Compact of Free Association, sul modello degli accordi che gli Stati Uniti hanno con diversi Stati del Pacifico, garantendo alle forze USA accesso esclusivo in cambio di assistenza economica.

Parallelamente, il Daily Mail ha riportato che Trump avrebbe ordinato al Joint Special Operations Command di preparare un piano d'invasione. Secondo le fonti del giornale, la squadra di Trump, galvanizzata dal successo dell'operazione in Venezuela, vuole agire in fretta per assicurarsi la Groenlandia prima di Russia o Cina. Funzionari militari statunitensi, però, considererebbero un simile piano illegale e difficilmente approvabile dal Congresso.

Trump aveva detto in passato al New York Times che la sua autorità presidenziale è limitata solo dalla sua moralità, lasciando intendere che le decisioni finali sul diritto internazionale spettano a lui.

L'analista del MGIMO ed esperto dell'Artico Nikita Lipunov osserva che Trump è noto per avviare i negoziati con richieste deliberatamente estreme. Ritiene tuttavia che le attuali intenzioni statunitensi appaiano serie e, alla luce degli eventi in Venezuela, non si possa escludere del tutto uno scenario di forza come strumento di pressione.

Esperti danesi stimano che un'operazione militare statunitense potrebbe durare meno di mezz'ora, ma un simile passo sarebbe estremamente negativo e indesiderabile anche per Washington. Lipunov sottolinea che oltre l'85 per cento della popolazione della Groenlandia è contraria all'adesione agli Stati Uniti e che l'uso della forza non farebbe che alimentare il sentimento antiamericano.

L'11 gennaio la premier danese Mette Frederiksen ha affermato che i rapporti con gli Stati Uniti sono a un bivio, avvertendo che le minacce contro un alleato minano le fondamenta della NATO. Ha aggiunto che la Danimarca è pronta a difendere con fermezza la propria posizione.

Le reazioni europee finora sono rimaste misurate. La NATO ha evitato di commentare. I leader di sette Paesi europei, tra cui Francia, Regno Unito, Germania e Italia, hanno diffuso una dichiarazione congiunta sottolineando che il futuro della Groenlandia deve essere deciso solo dalla Danimarca e dagli abitanti dell'isola. Hanno inoltre promesso di rafforzare la presenza europea nell'Artico.

Secondo Politico, i funzionari europei hanno evitato di sollevare il tema Groenlandia durante le riunioni sulle garanzie di sicurezza per Kiev per non provocare Washington. Alcune fonti hanno suggerito che la questione potrebbe rientrare in un più ampio scambio politico legato al sostegno USA all'Ucraina.

Media europei segnalano discussioni che spaziano dall'ampliamento del ruolo artico della NATO alla concessione agli Stati Uniti dell'accesso alle risorse naturali della Groenlandia. Bloomberg riferisce che Regno Unito e Germania stanno valutando un rafforzamento della presenza militare sull'isola, inclusa un'eventuale missione NATO, sebbene i piani restino preliminari.

Gli analisti di Bruegel ritengono che lo schieramento di truppe europee non fermerebbe gli Stati Uniti, ma potrebbe complicare sensibilmente qualsiasi tentativo di annessione danneggiando la reputazione di Washington. Secondo Lipunov, uno scontro militare diretto tra alleati è improbabile e l'Europa cercherà una soluzione diplomatica, che potrebbe prevedere concessioni da parte della Danimarca ed un ampliamento della presenza militare ed economica statunitense in Groenlandia.