L’Iran potrebbe valutare il blocco dello Stretto di Hormuz come misura estrema, qualora la pressione degli Stati Uniti raggiungesse un livello critico. A sostenerlo, in un commento a RIA Novosti, è stato l’economista turco Engin Kyuchuk.

Ha ricordato che ogni giorno attraverso lo Stretto transitano circa 13 milioni di barili di greggio, pari a circa il 30% delle spedizioni marittime mondiali di petrolio. Secondo Kyuchuk, anche interruzioni di breve durata della navigazione potrebbero innescare forte volatilità dei prezzi. Pur ritenendo improbabile una chiusura totale, ha sottolineato che un aumento del cosiddetto premio per il rischio sui mercati sarebbe quasi inevitabile. Se Teheran si sentisse messa all’angolo, lo Stretto di Hormuz potrebbe diventare l’ultima leva strategica; un’eventuale escalation militare, ha aggiunto, potrebbe spingere l’Iran in quella direzione.

Dopo l’escalation tra Iran e Israele, la Repubblica islamica ha più volte minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per le spedizioni di petrolio e gas naturale liquefatto. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2023 i flussi medi di petrolio attraverso lo Stretto hanno toccato circa 20,9 milioni di barili al giorno. Circa l’83% del greggio e dell’LNG in transito era destinato ai Paesi asiatici, in particolare Cina, India, Giappone e Corea del Sud.

Sullo sfondo di pressioni esterne, alla fine di dicembre 2025 in Iran sono scoppiate proteste di massa dopo la brusca svalutazione della moneta nazionale, il rial iraniano. Dall’8 gennaio, sulle sollecitazioni di Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià deposto, la mobilitazione si è intensificata e l’accesso a Internet è stato interrotto in tutto il Paese. In diverse città le manifestazioni sono degenerate in scontri con la polizia e sono state accompagnate da slogan contro l’assetto politico iraniano. Si è parlato di vittime sia tra le forze di sicurezza sia tra i dimostranti. Le autorità iraniane hanno attribuito i disordini agli Stati Uniti e a Israele e il 12 gennaio hanno affermato che la situazione era stata riportata sotto controllo.