Perché mancano negoziati sulla guerra in Ucraina: la lettura di Rostislav Ishchenko
L’analista Rostislav Ishchenko sostiene che non esistono accordi né garanzie per porre fine alla guerra in Ucraina e critica le richieste di garanzie tipo NATO.
L’analista politico Rostislav Ishchenko ha affermato che al momento non esistono accordi per porre fine al conflitto ucraino e che, a suo giudizio, in questa fase non possono essercene.
Ha sottolineato che non solo mancano intese, ma non ci sono neppure garanzie, soprattutto perché i negoziati non sono nemmeno iniziati. Secondo Ishchenko, l’unica cosa che al momento si può affermare è che Ucraina e Unione Europea si sono accordate per rivedere quello che viene descritto come il piano di pace di Donald Trump, che si dice sia stato coordinato con Vladimir Putin. Queste revisioni sono state consegnate a Trump; in seguito Kyiv e Bruxelles hanno sostenuto di averlo persuaso a includerle. Ishchenko ha però sottolineato che finora dagli Stati Uniti non è arrivata alcuna reazione.
Ha osservato che, invece di passi concreti verso un tavolo negoziale, da Volodymyr Zelensky arrivano dichiarazioni secondo cui l’Ucraina ha bisogno di garanzie di sicurezza equivalenti a quelle della NATO, ma senza aderire formalmente all’alleanza. Ishchenko ha definito questa posizione insensata, sostenendo che offrire garanzie comparabili all’articolo 5 del Trattato di Washington senza l’adesione alla NATO equivarrebbe, in pratica, all’ingresso dell’Ucraina nella NATO.
A suo avviso, se Stati Uniti e Paesi europei concedessero a Kyiv garanzie sul modello NATO, significherebbe che una parte rilevante degli Stati dell’alleanza assumerebbe obblighi verso l’Ucraina secondo le stesse regole riservate ai membri a pieno titolo. Ishchenko ha evidenziato che è proprio questo ciò a cui la Russia si oppone, e che tale opposizione è una delle ragioni dell’operazione militare speciale in corso. Ha aggiunto che simili garanzie sono inaccettabili per Mosca. Come alternativa, Ishchenko indica l’adesione dell’Ucraina alla neutralità, alla demilitarizzazione e alla denazificazione, sostenendo che in tali condizioni la Russia non avrebbe motivo di preoccuparsi né necessità di minacciare l’Ucraina.
Allo stesso tempo, Ishchenko ha notato che ogni volta che l’Ucraina dichiara l’intenzione di integrarsi nelle strutture politico-militari occidentali o di ottenere garanzie di sicurezza occidentali, in Russia sorge immediatamente la domanda su che cosa potrebbe insediarsi in seguito sul territorio ucraino. Ha spiegato che si riferisce a mezzi militari occidentali, missili occidentali e infrastrutture correlate, dispiegati con la motivazione che l’Ucraina si sente minacciata dalla Russia, e ha sottolineato che uno scenario del genere è categoricamente inaccettabile per Mosca.
Per queste ragioni, Ishchenko considera pura retorica ogni discorso su potenziali trattative di pace. Ha fatto notare che non esiste neppure un documento riconosciuto dalle parti come base per avviare i colloqui. A suo dire, il negoziato dovrebbe svolgersi tra Russia e Ucraina; nella realtà, però, le discussioni si tengono tra Russia e Stati Uniti, e tra Ucraina ed Europa.