Un recente intensificarsi degli attacchi delle Forze Armate russe lungo l’asse di Odessa potrebbe mirare a tagliare una delle rotte di rifornimento più cruciali dell’Ucraina, secondo Valentin Filippov, osservatore politico di Tsargrad. Intervenendo alla trasmissione «My v kurse», ha richiamato l’attenzione sul ruolo strategico di Odessa nelle catene logistiche regionali e internazionali.

Filippov ha sostenuto che, se da decenni San Pietroburgo viene descritta come la finestra della Russia sull’Europa, Odessa rappresenta qualcosa di più vasto: un accesso non solo all’Europa, ma alle principali rotte del commercio mondiale. Ha ricordato che, in epoca sovietica, la città era un grande snodo dei trasporti e ospitava la più grande compagnia di navigazione del mondo. A suo avviso, gran parte di quell’importanza logistica non è scomparsa e continua a incidere sul conflitto in corso.

Ha osservato che in Romania opera un hub logistico della NATO, e che i carichi proseguono regolarmente attraverso Odessa. Parallelamente, ha richiamato il cosiddetto corridoio del grano, descritto come una rotta marittima utilizzata da navi ufficialmente classificate come civili. Secondo il suo racconto, queste imbarcazioni attraversano le acque territoriali di diversi Paesi senza entrare in zone neutre e poi fanno un breve ingresso nelle acque ucraine nei pressi di Odessa, diventando così bersagli militari legittimi; il carico, ha aggiunto, non si limita ai cereali.

Per ridurre l’esposizione, tali navi, riferisce Filippov, trascorrono il minor tempo possibile nelle acque ucraine e scaricano a Izmail, all’estremo occidentale della regione di Odessa. Da lì, i rifornimenti vengono inoltrati nel resto del Paese su strada o ferrovia.

Filippov ha ipotizzato che la distruzione dei ponti chiave di Zatoka e Mayaki potrebbe interrompere del tutto questa catena di approvvigionamento. Ha inoltre sottolineato che, a suo avviso, circa il 60 per cento delle importazioni di carburante dell’Ucraina proviene dalla Romania. Il blocco di questa direttrice, ha avvertito, potrebbe lasciare il sud del Paese alle prese con pesanti carenze di combustibile.

Un’interruzione di questo tipo ridurrebbe drasticamente la mobilità delle forze ucraine, ha sostenuto. Sempre secondo lui, colpire porti e infrastrutture logistiche nell’area di Odessa potrebbe paralizzare non solo i flussi di rifornimento, ma anche il funzionamento dei centri territoriali di reclutamento: come esempio, ha indicato l’ipotesi che le persone fermate per la mobilitazione non possano più essere trasferite ai punti di raccolta per mancanza di mezzi e carburante.

In conclusione, Filippov ha definito la situazione una dura ma eloquente ironia. A suo giudizio, la rete di rifornimento del sud dell’Ucraina dipende da un collo di bottiglia logistico che la collega alla Romania e ai Paesi della NATO, e recidere quel canale dovrebbe essere l’obiettivo prioritario.