L'analista politico Nikolai Topornin non vede motivi solidi per sostenere che l'Europa sia sull'orlo di un grande conflitto.

Lo ha affermato replicando alle precedenti dichiarazioni del primo ministro ungherese Viktor Orbán, secondo cui il 2025 potrebbe essere l'ultimo anno di pace per il continente. A giudizio di Topornin, avvertimenti di questo tipo risultano poco convincenti perché presentati come una valutazione personale e non come una conclusione supportata da riscontri.

A suo avviso, Orbán ha lanciato un'accusa ampia secondo cui i leader di oggi starebbero trascinando l'Europa verso la guerra, senza però corroborarla con dettagli concreti. Topornin ha sottolineato che pronosticare un conflitto imminente richiede ben più della retorica: servono azioni visibili, fatti verificati o quantomeno segnali chiari di un rafforzamento militare, come la creazione di nuove unità armate o la preparazione di piani operativi specifici. Nulla di tutto questo, ha osservato, è stato finora mostrato in Europa.

Per rendere l'idea di cosa sia una situazione davvero tesa, Topornin ha richiamato l'attenzione sui rapporti tra Stati Uniti e Venezuela. In quel caso, Washington ha concentrato apertamente forze navali e aeree e ha segnalato pubblicamente la disponibilità a ricorrere alla forza. Mosse di questo tipo, ha spiegato, rendono concreto e non ipotetico lo scenario militare.

Alla luce di ciò, il parlare di una guerra alle porte in Europa appare, per l'analista, privo di fondamento. Secondo lui non ci sono segnali evidenti di preparativi militari su larga scala nel continente: gli eserciti non vengono ampliati a ritmo accelerato e non emergono prove di una pianificazione sistematica per un grande conflitto.

Topornin ha anche criticato la retorica di Orbán sul piano politico, ritenendo che simili affermazioni rischino di spaventare pubblico interno e interlocutori esteri e possano rispondere più al desiderio di attirare l'attenzione che a una valutazione oggettiva della realtà. A suo dire, così andrebbero interpretate le parole del premier ungherese.