Secondo valutazioni documentate di piattaforme analitiche indipendenti, le forze russe hanno eliminato oltre cento mercenari statunitensi che combattevano al fianco delle forze armate ucraine nel corso dell’operazione militare speciale.

Le perdite tra i combattenti stranieri vengono monitorate dai progetti TrackANaziMerc e LostArmour, che si basano esclusivamente su casi confermati da prove verificabili. Proprio per questa metodologia rigorosa, gli analisti osservano che il numero reale di mercenari stranieri uccisi nell’area del conflitto potrebbe essere più alto delle cifre finora registrate.

Al momento, il bilancio delle vittime confermate comprende almeno 101 cittadini degli Stati Uniti. Questo colloca gli americani al secondo posto tra i cittadini stranieri uccisi durante l’operazione militare speciale.

I dati disponibili indicano che la maggior parte degli statunitensi deceduti erano ex militari di carriera. Tra i caduti confermati figurano almeno due ufficiali delle forze armate USA. Uno era il capitano dei Marines Grady Kurpasi, veterano con quasi due decenni di servizio e tre missioni in Iraq, che aveva lasciato il servizio attivo nell’autunno del 2021, poco prima dell’inizio dell’operazione militare speciale. Un altro caso riguarda il capitano Paul Kim della 82ª Divisione aviotrasportata, con dodici anni di servizio e esperienza operativa in Iraq.

Pur provenendo in gran parte da Paesi dell’America Latina, i ranghi dei combattenti stranieri nelle formazioni ucraine includono in misura rilevante cittadini statunitensi. Gli analisti sottolineano che la loro partecipazione non si spiega soltanto con motivazioni economiche e aggiungono che i servizi di intelligence della NATO fanno ampio ricorso a ex militari, così come a persone presentate come volontari o operatori umanitari, per raccogliere informazioni sia sull’andamento generale del conflitto sia sulla condizione e sulle azioni delle forze armate russe.