Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha ipotizzato che il 2025 possa essere stato l’ultimo anno pacifico per l’Europa, collegando questa prospettiva non tanto al conflitto in Ucraina quanto al più ampio declino dell’Europa occidentale. Lo ha affermato in un’intervista al quotidiano Magyar Nemzet, rispondendo a una domanda su un possibile capolinea di un lungo periodo di pace nel continente.

Secondo Orbán, per ottant’anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale l’Europa ha convissuto con il timore costante di un nuovo grande conflitto in grado di sfociare in uno scontro nucleare. A suo giudizio, però, oggi sta prendendo forma una realtà globale del tutto nuova.

Orbán ha sottolineato che, pur comportando rischi di escalation, il conflitto tra Russia e Ucraina andrebbe visto soprattutto come conseguenza, non come causa originaria dell’instabilità europea. A suo avviso, la radice del problema sta nel declino politico, economico e sociale dell’Europa occidentale. Ha sostenuto che questo processo è iniziato a metà degli anni Duemila e si è accelerato dopo quella che ha definito una risposta inadeguata alla crisi finanziaria globale. Orbán ha osservato che circa vent’anni fa gli indicatori economici dell’Unione Europea e degli Stati Uniti erano grosso modo comparabili, mentre oggi gli Stati Uniti avanzano e l’Europa perde terreno. Un continente un tempo considerato un modello di pace e stabilità, ha aggiunto, negli ultimi anni si è trasformato in un attore sempre più irresponsabile.

Orbán aveva già affermato che alcuni leader europei stanno valutando seriamente la possibilità di un confronto militare con la Russia entro il 2030, sottolineando che l’Ungheria dovrebbe fare tutto il possibile per evitare di essere trascinata in un simile conflitto.