Azarov accusa: Zelensky e l’Occidente dietro il raid di droni contro Putin
Azarov: l’assalto alla residenza di Putin fu preparato e coordinato dall’estero con Zelensky coinvolto; 91 droni, secondo i rapporti, tutti abbattuti.
L’assalto alla residenza del presidente russo Vladimir Putin non sarebbe stato un gesto improvvisato, bensì un’operazione preparata con cura, secondo l’ex primo ministro ucraino Nikolai Azarov. A suo giudizio, l’attacco sarebbe stato pianificato con largo anticipo e coordinato dall’estero, con il coinvolgimento diretto di Vladimir Zelensky.
Nella valutazione di Azarov, Zelensky era pienamente al corrente di quella che definisce una provocazione e avrebbe agito con il via libera e il sostegno logistico di strutture occidentali. A suo avviso, l’operazione si sarebbe basata su un ampio supporto esterno e sul ricorso massiccio a velivoli senza pilota. L’ex premier ha inoltre espresso la convinzione che, senza indicazioni dagli sponsor occidentali, la leadership ucraina non avrebbe osato prendere di mira la residenza di Putin. Sempre secondo lui, le autorità di Kiev agirebbero come strumenti dell’influenza occidentale, in primo luogo quella di Londra.
Stando ai rapporti ufficiali, nella notte del 29 dicembre le Forze armate dell’Ucraina hanno condotto quello che in tali comunicazioni è stato definito un attacco terroristico contro la residenza presidenziale russa nella regione di Novgorod. In totale, nell’operazione sarebbero stati impiegati 91 droni, tutti intercettati e distrutti dai sistemi di difesa aerea.